Di seguito il video e l’intervento integrale della manifestazione organizzata dall’associazione Grosseto al centro, il 18 aprile 2026, davanti al Comune di Grosseto, a difesa degli alberi della città.
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Causale: “Per difendere gli alberi”
L’intervento integrale della manifestazione
Essere qui oggi, 18 aprile 2026, davanti al Comune di Grosseto, non significa soltanto difendere degli alberi.
Significa difendere la salute delle persone. Significa difendere l’ombra d’estate, la qualità dell’aria, significa difendere la qualità della vita in città, la vivibilità degli spazi pubblici ed anche il valore delle nostre abitazioni. Significa difendere un patrimonio pubblico che appartiene a tutti.
E significa difendere anche gli alberi di domani, non solo quelli già tagliati o minacciati oggi.
Significa difendere la salute – abbiamo detto – soprattutto delle persone più fragili.
Oggi sappiamo infatti che il caldo urbano uccide. Le ondate di calore causano ogni anno migliaia di morti in Italia, soprattutto tra anziani e persone vulnerabili. E gli alberi sono uno degli strumenti più efficaci per contrastare questo fenomeno.
Quindi attenzione: tagliare alberi non è una scelta neutra. Ha conseguenze sulla salute pubblica.
E non si venga a dire “tanto ripiantiamo”. Perché per mantenere i benefici ecosistemici perduti per l’abbattimento di un albero grande, è necessario piantare decine e decine di giovani alberelli, anche un centinaio, per un solo albero abbattuto.Perché per far sì che un giovane alberello produca l’ombra, l’ossigeno, il raffrescamento di un grande albero, servono decenni perché cresca e diventi grande, sempre che riesca a crescere sano, dati i periodi siccitosi a cui stiamo andando incontro.
Lo dico subito con chiarezza, perché su questo non accettiamo mistificazioni: noi non siamo contro la sicurezza.
Se una pianta è davvero pericolosa, se esiste un rischio serio e attuale, e se non ci sono alternative tecniche ragionevoli, quella pianta va rimossa. Nessuna persona seria dice il contrario.
E dato che la sicurezza è importante, parliamone seriamente.
Secondo fonti giornalistiche, in Italia i morti causati dalla caduta di alberi sono pochissimi, meno di 10 all’anno.
Nello stesso tempo, sempre in Italia: i morti per fulmini sono circa 20 all’anno (c’è il doppio delle probabilità di venire ucciso da un fulmine piuttosto che da un albero).
i morti per incidenti stradali sono circa 8-10 al giorno. E se guardiamo il nostro territorio, nella provincia di Grosseto ci sono circa 17 morti all’anno per incidenti stradali, 10 nel solo comune di Grosseto.
10 morti per incidenti stradali a Grosseto in un anno (uno ogni 5 settimane) e meno di 10 morti per caduta di alberi in tutta Italia in un anno.
E per il caldo? Quante persone muoiono? Studi epidemiologici pubblicati su riviste nazionali e internazionali stimano, per la sola estate 2022, oltre 18.000 decessi attribuibili al caldo in Italia, con il nostro Paese primo in Europa per mortalità da caldo; nel triennio 2022-2024 i decessi stimati per ondate di calore in Italia superano complessivamente le 50mila persone. Morte per il caldo.
Tagliare alberi maturi nelle città, che contribuiscono a mitigare le isole di calore e a ridurre l’inquinamento atmosferico, significa dunque incidere negativamente sul caldo estremo, che provoca ogni anno un numero di morti immensamente superiore a quello imputabile alla caduta di alberi.
Lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità: gli spazi verdi urbani con gli alberi riducono le patologie respiratorie e cardiocircolatorie. L’ENEA evidenzia che riducono sensibilmente la mortalità premature per l’inquinamento atmosferico e le ondate di calore.
Quindi chiediamo al Sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e alla sua amministrazione: la sicurezza delle persone a Grosseto si migliora davvero abbattendo duecento alberi? Le decisioni prese dall’Amministrazione comunale sono motivate bene? Sono state davvero basate su valutazioni approfondite, bene istruite, trasparenti, proporzionate e discusse in modo corretto?
Oppure no? Oppure siamo di fronte a una gestione frettolosa, opaca, discutibile, costosa e distruttiva del patrimonio arboreo di Grosseto?
Su questa vicenda ci sono troppe domande senza risposta. E allora facciamo chiarezza.
La Giunta comunale di Grosseto, con delibera di Giunta n. 343 del 9 settembre 2025, aveva deciso l’abbattimento di 215 alberature pubbliche, sulla base di valutazioni di stabilità che avrebbero collocato questi alberi in classe di rischio elevata. Si tratta di pini, olmi, platani, eucalipti, lecci ed altre essenze.
Una decisione enorme, irreversibile. Non stiamo parlando di potature. Stiamo parlando di distruzione di patrimonio pubblico. Buona parte di questi alberi, purtroppo è già stata distrutta.
Ma qui emergono problemi molto gravi, per cui l’associazione Grosseto al centro aveva inviato un formale atto di significazione e diffida al Comune il 29 dicembre scorso. Secondo quanto ricostruito e riportato nella diffida, gli elaborati tecnici richiamati dalla delibera non risultavano allegati e disponibili ai cittadini al momento della pubblicazione. La documentazione tecnica è arrivata solo dopo richieste di accesso agli atti, e dalla sua lettura sono emerse numerose lacune e incoerenze.
1. TRASPARENZA
Quando si decide di abbattere 215 alberi pubblici, non si sta spostando una panchina. Si sta incidendo in modo irreversibile sulla città. Si sta cambiando il paesaggio urbano.
Si sta cancellando ombra, bellezza, mitigazione del calore, assorbimento di polveri, valore ecologico e valore patrimoniale. Si sta cancellando un pezzo dell’identità della città.
Per questo la trasparenza non è un favore. È un dovere.
2. METODO
Nella diffida abbiamo segnalato che solo una minima parte degli alberi è stata oggetto di indagini strumentali, mentre la maggioranza è stata classificata soprattutto sulla base della sola analisi visiva; inoltre molte schede risultavano prive di fotografie, misure dettagliate e indicazioni puntuali dei difetti, e non emergeva una valutazione chiara e sistematica delle alternative all’abbattimento.
Ora, io non chiedo a nessuno di fidarsi di me sulla parola. Io vi chiedo di guardare il punto centrale: quando si decide di distruggere un bene pubblico, l’istruttoria deve essere all’altezza della gravità della decisione.
E qui arriva un dato impressionante, contenuto nei documenti: le associazioni di tutela ambientale avevano evidenziato una profonda discrepanza tra le valutazioni di D.R.E.Am. Italia e quelle del agrotecnico Gabriele Parvi, i due soggetti incaricati dal Comune delle valutazioni. Ci sono due risultati completamente diversi.
Da una parte, D.R.E.Am. Italia, circa 7 abbattimenti su 161 alberi esaminati, cioè una pianta da abbattere ogni 23. Dall’altra, l’agrotecnico Gabriele Parvi, 208 abbattimenti su circa 650 alberi, cioè un albero da abbattere ogni 3.
Da una parte un albero ogni 23, dall’altra uno ogni 3.
Ora io vi chiedo: vi sembra normale una differenza così enorme? Oppure vi sembra il segno evidente che qui serviva fermarsi e fare un approfondimento serio, prima di andare avanti con la motosega?
3. MANCATO CONFRONTO E CONTRADDITTORIO
Il 20 ottobre scorso c’è stato un incontro tra l’associazioni e l’Ufficio lavori pubblici. In quell’occasione è stata formulata una proposta collaborativa da parte delle associazioni: approfondire tecnicamente le valutazioni del Comune, correggere eventuali errori, condividere le decisioni sugli abbattimenti, con la supervisione di un tecnico di fiducia delle associazioni. A costo zero per il Comune. Abbiamo proposto di pagare noi i tecnici indipendenti.
Quella proposta è stata poi formalizzata via PEC, chiedendo un incontro urgente con l’assessore ai lavori pubblici Riccardo Ginanneschi, prima dell’avvio degli abbattimenti. Non abbiamo mai ricevuto risposta.
Capite il punto? Qui non c’era qualcuno che diceva “non toccate nessun albero”. Qui c’erano cittadini e associazioni che dicevano: sediamoci, verifichiamo insieme, facciamo meglio, vediamo dove davvero serve intervenire e dov’è possibile un’intervento alternativo.
E invece, un fatto gravissimo! Il Comune non ci ha autorizzato a fare ulteriori verifiche tecniche indipendenti, non ci ha dato la necessaria autorizzazione perché dei tecnici terzi potessero fare ulteriori verifiche, e gli abbattimenti sono proseguiti. Non rispondendo alla nostra diffida, in cui chiedevamo la necessaria formale autorizzazione, è stata impedita, di fatto, la possibilità di effettuare verifiche tecniche indipendenti.
E questo è un punto fondamentale. Perché quando si distruggono beni pubblici, il contraddittorio tecnico dovrebbe essere la base, non un ostacolo.
Perché se ci sono controperizie, se ci sono valutazioni divergenti, se ci sono tecnici qualificati che indicano alternative, la cosa più ragionevole da fare, per chi amministra la città, non è chiudersi. La cosa più ragionevole da fare, nell’interesse della città, è aprire un confronto e individuare insieme la soluzione meno dannosa per i grossetani.
4. LE CONTROPERIZIE
Nella diffida abbiamo richiamato le valutazioni di stabilità fatte su alcuni alberi dal dottor Marco Mencagli e il parere pro veritate del dottor Luigi Sani. Autorevoli dottori agronomi e forestali. In quei documenti si sostiene che molti alberi previsti per l’abbattimento non presentano condizioni tali da giustificarne il taglio, che le valutazioni comunali sarebbero state condotte in larga parte con analisi visiva speditiva e che per molti alberi sarebbero stati possibili interventi alternativi, come potature contenute, consolidamenti, interventi sul terreno e sulla pavimentazione, interventi anche sull’apparato radicale di alcune piante.
E sulle 4 piante di Piazza Ponchielli controperiziate, sono risultate essere gestibili senza la necessità dell’abbattimento.
Questo non significa dire che nessun albero fosse mai da abbattere. Significa dire una cosa molto semplice: se anche una parte degli abbattimenti era evitabile, allora il danno per la città è gravissimo!
5. VALORE ECONOMICO E PATRIMONIALE DEGLI ALBERI
Noi dobbiamo uscire da un equivoco culturale: l’albero non è un ingombro, l’albero non è un arredo. L’albero è un’infrastruttura urbana vivente. Vivo!
Nell’esposto alla Corte dei Conti, che abbiamo dovuto inviare, dopo la mancata risposta del Comune alla nostra formale diffida, si richiama il fatto che le valutazioni che stanno alla base delle decisioni prese dal Comune, sarebbero costate circa 19 euro per albero… 19 euro per albero, mentre il valore ornamentale e patrimoniale stimato di singoli esemplari, secondo gli autorevoli pareri richiamati, può andare da circa 8.700 euro a oltre 26.000 euro ad albero, per una stima complessivadel patrimonio arboreo che il Comune ha deciso di abbattere, superiore ai 2,6 milioni di euro.
Allora io faccio una domanda semplice: è ragionevole decidere la sorte di beni pubblici di così alto valore con valutazioni che gli stessi documenti contestano come carenti, rapide e poco approfondite? È una gestione prudente del denaro pubblico? Oppure è il contrario?
Per questo il tema non è solo ambientale. È anche un tema di buona amministrazione e di corretto uso delle risorse pubbliche. Qui si sono prese decisioni irreversibili su beni pubblici di enorme valore con valutazioni che costano meno di una cena. È accettabile?
6. SALUTE PUBBLICA E CLIMA
Lo abbiamo detto. Il caldo estremo è un problema sanitario reale. L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che l’effetto delle condizioni climatiche estive estreme sulla mortalità è un rilevante problema di sanità pubblica, e che nelle città il rischio aumenta per effetto dell’isola di calore urbana, soprattutto per le persone anziane e fragili. Abbiamo già detto prima che alberi e vegetazione abbassano le temperature grazie all’ombra e all’èvapotraspiraziòne. Questo non è uno slogan: è un dato consolidato nella letteratura scientifica e nelle fonti istituzionali.
Quindi difendere gli alberi in città non significa essere romantici. Significa essere razionali. Significa ridurre il calore sui marciapiedi, nelle piazze, vicino alle case, vicino alle scuole, vicino alle panchine dove si fermano gli anziani. Dentro alle case, agli appartamenti ombreggiati dagli alberi.
7. MANCANZA DI PIANIFICAZIONE
Nella diffida di Grosseto al centro si richiamava un altro fatto molto grave: il Comune non si è mai dotato di un piano organico di gestione e manutenzione del verde urbano, nonostante richieste reiterate negli anni.
Questo significa che invece di una politica del verde seria, programmata, continua, basata su monitoraggi, manutenzioni corrette, sostituzioni ragionate e partecipazione, si rischia una gestione emergenziale, episodica, che interviene tardi e male.
Ed è qui che bisogna essere netti: la sicurezza non si costruisce con i tagli di massa. La sicurezza si costruisce con cura, monitoraggio, professionalità, programmazione, e una manutenzione corretta.
8. GLI ESPOSTI
Noi abbiamo inviato quella diffida al Comune il 29 dicembre scorso chiedendo la sospensione degli interventi e la rivalutazione delle decisioni. A quell’atto non abbiamo mai ricevuto risposta e non ci risulta che il Comune abbia adottato misure di autotutela.
Abbiamo quindi presentato un esposto alla Procura della Repubblica il 26 febbraio scorso, chiedendo di verificare se i fatti che abbiamo qui oggi sintetizzato, possano avere rilievo penale.
Abbiamo inoltre presentato un esposto alla Corte dei Conti il 27 febbraio, chiedendo una valutazione sul possibile danno erariale e patrimoniale.
Questo crediamo che sia il linguaggio giusto: non il linguaggio della sentenza anticipata, ma il linguaggio della cittadinanza attiva. Noi non siamo un tribunale. Noi chiediamo che chi di dovere verifichi. Chiediamo che eventuali responsabilità, se esistono, siano accertate nelle sedi competenti. Chiediamo che il patrimonio pubblico venga tutelato. Chiediamo che la città non venga privata dei suoi alberi senza un livello di prova, trasparenza e contraddittorio adeguato.
Adesso confidiamo nelle indagini delle autorità competenti. Saranno loro a fare le verifiche.
9. PER UNA BUONA AMMINISTRAZIONE
Noi chiediamo:
1) l’adozione di un piano del verde urbano a lunga scadenza serio e pubblico, realizzato insieme a tecnici qualificati, anche indicati dalle associazioni;
2) monitoraggi strutturati e continuativi;
3) valutazioni tecniche approfondite, non sbrigative, senza lacune e tracciabili;
4) il rispetto del Regolamento comunale del verde, oggi disatteso, incluso il ricorso all’abbattimento solo come ultima razio;
5) la piantumazione di specie adatte al contesto climatico locale (perché il Comune a seguito del taglio ha speso 123mila euro per acquistare 249 piante, di cui la metà Aceri, di cui buona parte specie e cultivar di aceri non adatti al clima di Grosseto. Sono alberelli che rischiano di seccare. Ma chi le prende queste decisioni?
6) e poi chiediamo una manutenzione vera, attenta, adeguata, non una gestione per emergenze.
7) Chiediamo infine, ancora una volta, ancora una volta, l’istituzione della Consulta comunale per il verde della Città di Grosseto, già due volte respinta dai Consiglieri di maggioranza in Consiglio comunale sia nella prima che nella seconda amministrazione Vivarelli Colonna. Vogliamo una consulta per il verde pubblica, trasparente e con una governancemultipartecipativa, nella quale si confrontino insieme al Comune, i rappresentanti delle associazioni, i rappresentanti degli ordini professionali (agronomi, periti agrari, architetti paesaggisti, i rappresentanti della scuola (penso all’Istituto tecnico superiore agrario di Grosseto), i rappresentanti del mondo scientifico (penso al Museo di storia naturale della maremma).
Infine, c’è un’ultima fondamentale considerazione, prima di lasciare la parola agli altri interventi.
Questa battaglia non riguarda solo gli alberi già tagliati. Riguarda anche quelli che sono ancora in piedi. Riguarda la Grosseto di oggi e quella di domani. E riguarda anche gli alberi di altre città, se con l’aiuto di tutti sapremo essere d’esempio.
Per questo chiediamo a tutti di non fermarsi qui. Diffondete questo video. Parlatene con amici, parenti, vicini, colleghi. Contrastate i luoghi comuni, di cui fra poco parleremo. Pretendete trasparenza e metodo.
Oggi qui l’associazione Grosseto al centro chiede a tutti un sostegno concreto al percorso tecnico e legale che serve per difendere il patrimonio arboreo cittadino. Un percorso che vogliamo gestire con trasparenza, rendicontando tutti i contributi che verranno raccolti e destinandoli esclusivamente alla tutela degli alberi, alle verifiche tecniche indipendenti che si renderanno necessarie e alle necessarie iniziative nelle sedi competenti.
Sappiate che i nostri tecnici e legali stanno valutando i presupposti per promuovere un’azione civile risarcitoria con la forma della class-action contro i responsabili di questo scempio urbanistico, ambientale ed economico.
Ecco perché serva un aiuto da parte di tutti, ciascuno secondo leproprie possibilità. Seguite il sito grossetoalcentro.it, la pagina Facebook, Instagram, per donare e rimanere aggiornati.
Quello che stiamo facendo e che faremo, serve a impedire che in futuro si ripetano scelte distruttive e non sufficientemente motivate. Questa non è una battaglia di pochi. È una battaglia per una città più sana per tutte le persone, più ombreggiata, più bella, più giusta e razionale. Una città che non scambia la fretta per competenza. Una città che non chiama sicurezza ciò che non è stato dimostrato con il rigore necessario.
Una città che sa che gli alberi non sono un peso: sono una ricchezza.
Grazie.
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Causale: “Per difendere gli alberi”


